{"id":411,"date":"2020-10-25T21:37:06","date_gmt":"2020-10-25T21:37:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sentierietracce.it\/dongiuseppe\/?p=411"},"modified":"2020-10-25T21:37:06","modified_gmt":"2020-10-25T21:37:06","slug":"genesi-della-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sentierietracce.it\/dongiuseppe\/?p=411","title":{"rendered":"Genesi della Parola"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Genesi della Parola<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>(A. Neher)<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Avventura di Babele &#8211; La Parola smarrita<\/h3>\n\n\n\n<p>Dabar \u00e8 una parola che ritorna migliaia di volte nella B. con decine di significati. Anche le traduzioni letterali devono scegliere fra l\u2019una e l\u2019altra delle seguenti possibilit\u00e0: cosa, fatto, oggetto, parola, avvenimento, rivelazione, comandamento ecc. Quale contrasto tra questa prodigiosa unit\u00e0 di dabar e la dicotomia latina di res e di verbum o quella greca di logos e di ta onta.<\/p>\n\n\n\n<p>Dabar \u00e8 infatti una di quelle parole sintesi o meglio di quelle parole moniste , cos\u00ec frequenti in ebraico, che rispettano l\u2019unit\u00e0 profonda e originale della creazione e che, con la loro esistenza e con la densit\u00e0 dei significati simultanei, protestano contro i dualismi e i pluralismi delle culture non bibliche e di quelle che non sono rimaste fedeli alle loro fonti bibliche primitive. Tocchiamo qui con mano attraverso un es. linguistico la linea di rottura fra giudaismo e cristianesimo, tra l\u2019Uno che ammette il paradosso di una carne e di uno spirito, di una materia e di una parola non facenti che una cosa sola, e il Molteplice che non li tollera se non separati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giudaismo ignora e rifiuta la spaccatura greco-latina, ripresa dal cristianesimo, e tale rifiuto e ripresa sono simboleggiati dall\u2019avventura di una parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Impossibile tradurre in ebraico \u201cLe parole e le cose\u201d di Michel Foucault. Solo dabar. Le lingue nate dal latino e dal greco forniscono ampie possibilit\u00e0 di esprimere le differenze. Parole \u2013 cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Claude Duret dice che la lingua ebraica \u2013 \u201cunica lingua superstite di Babele, porta in s\u00e9 un frammento del sapere silenzioso delle propriet\u00e0 immobili degli esseri.<\/p>\n\n\n\n<p>Dabar analizzato all\u2019interno della stessa cultura ebraica.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Una prima constatazione si impone, sorprendente per chi crede di sapere che in principio era il Verbum e particolarmente istruttiva per chi tenta di individuare il silenzio nella B. La parola Dabar, Logos in greco, Verbum latino, appare per la prima volta nella B. in Gn 11, 1<\/p>\n\n\n\n<p>Come! La B. non \u00e8 la parola di Dio? Dio non ha parlato? Non ha creato? E durante i primi 10 cap. Gn, l\u2019uomo a sua volta non ha parlato, non ha prodotto?<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo arrenderci all\u2019evidenza: Dio ha parlato, certo, ma non \u201cparole\u201d, &#8211; debarim -; ha creato, ma non cose, &#8211; debarim -: Rispetto a Dabar, rispetto a questo termine che d\u2019ora in poi designer\u00e0 per eccellenza la Parola, il Logos, il Verbo, ma anche la Cosa, l\u2019Oggetto, l\u2019Avvenimento, rispetto a questo termine Dabar, grazie al quale d\u2019ora in poi la Parola, il Mondo e la Storia potranno essere enunciati con maiuscole e nell\u2019autorit\u00e0 piena del loro significato, nulla \u00e8 ancora esistito fino a questo momento o, perlomeno, tutto questo \u00e8 apparso solo in superficie attraverso espressioni ausiliarie e, al limite, insignificanti. Tutto si svolge come se la struttura dei primi 10 cap. Gn non fosse fatta con quel materiale che la lingua umana chiamer\u00e0, a partire solo da questo momento: cosa, oggetto; come se la vita di questi 10 capitoli non fosse attraversata da quel movimento che gli uomini chiameranno, soltanto a partire da questo momento Avvenimento, Storia. Tutto si svolge come se nessuna parola fosse stata articolata durante questi primi 10 cap. della Gn, &#8211; come se questi 10 cap. della Genesi costituissero un\u2019introduzione di silenzio alla parola che soltanto adesso stava per emergere.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La parola occlusa<\/h3>\n\n\n\n<p>Ma ecco che a questa sorpresa se ne aggiunge un\u2019altra, + sconvolgente ancora, purch\u00e9 tuttavia si voglia seguire il midrash, cos\u00ec superbamente in agguato per scoprire, in una situazione biblica critica, il tema dominante.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando infatti il silenzio \u00e8 rotto, quando dopo aver bordeggiato per 10 cap., mutuando le maschere e gli abiti + diversi, le cose \u2013 parole \u2013 avvenimenti si svelano finalmente e accettano per farsi riconoscere l\u2019abito linguistico dei Debarim, questo termine viene immediatamente singolarizzato dall\u2019attributo \u2018ahadim che una lettura superficiale fanno certo interpretare come quel fattore di unificazione, quel legame interno che consente di ritrovare sotto la molteplicit\u00e0 dei significati di dabar la radice unica e indivisibile, valida per tutti i significati (\u2018ehad) = uno, ma che la lettura del midrash illumina di una luce totalmente nuova: debarim \u2018ahadim. Di qui la sorprendente lezione che i debarim era chiusi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 che era stato detto e fatto, vissuto precedentemente (Gen 1 -10) non era stato che balbettio, abbozzo, tentativo embrionale per\u00f2 sembrava aprirsi in vista della Parola. Al posto di un termine schiuso emerge un termine occluso maturo, ma di una maturit\u00e0 sazia, tutta tesa verso l\u2019autogestione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019evoluzione che aveva fino allora condotto la terra, rivelava finalmente la sua identit\u00e0. Se i vocaboli non erano riusciti fino allora ad articolarsi in parola, se le cose non avevano potuto scolpirsi in oggetto, se i fatti non avevano potuto organizzarsi in avvenimenti, se l\u2019accesso de dabar alla realt\u00e0 era rimasto un semplice abbozzo e si risolveva, in fin dei conti, con un fallimento, ci\u00f2 significava che, in fondo al suo essere, la terra era bloccata.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti i primi 10 cap. Gn costituiscono un vasto fallimento della Parola, perch\u00e9 la parola non giunge a maturarsi fino a quel suo frutto naturale che \u00e8 il dialogo, sia che si tratti del dialogo verticale che collega l\u2019uomo a Dio, o sia che si tratti del dialogo orizzontale con cui gli uomini comunicano fra di loro. Da Adamo all\u2019XI\u00b0 cap. della Gn \u2013 che \u00e8 quello della Torre di Babele \u2013 la parola non viene enunciata se non per smarrirsi, il dialogo non viene annodato se non per perdersi. Cerchiamo di individuare le tappe principali di questo fallimento, le fasi + drammatiche di questo<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dialogo abortito<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Monologhi paralleli: Adamo ed Eva.<\/h3>\n\n\n\n<p>Iniziamo con il dialogo orizzontale le cui implicazioni sono meno complesse. Restiamo subito colpiti da una costatazione molto semplice ma sorprendente: Adamo-Eva, la prima coppia umana, lo sposo e la sposa, ignorano il mutuo dialogo; pur parlando molto, non si parlano mai; ognuno parla per s\u00e9. Gn 2, 23, l\u2019occasione del dialogo sembra offrirsi da s\u00e9. Eva \u00e8 stata appena creata, Adamo destatosi dal suo sonno l\u2019accoglie e parla \u2013 ma parla di Eva, non parla a Eva; il suo \u00e8 un monologo che oscilla, nei suoi enunciati, tra la prima e la terza persona, ignorando la seconda, il tu e l\u2019interpellazione i quali soli fondano il dialogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto a Eva, anch\u2019essa si prodiga in monologhi al momento della nascita di Caino 4,1 e, successivamente durante quella di Set 4,25; essa conosce persino la tecnica del dialogo (la tecnica solo, non l\u2019essenza, poich\u00e9 non risponde con la seconda persona, con l\u2019interpellazione all\u2019interpellazione del suo interlocutore) ma ricorre a essa solo di fronte al serpente 3,2! Eva riserva al serpente le risorse per lo meno formali di un dialogo che rifiuta a suo marito.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un monologo fratricida: Caino<\/h3>\n\n\n\n<p>Questo angoscioso silenzio orizzontale tra la prima coppia di sposi si ripete + angoscioso ancora, non appena incontriamo la prima coppia di fratelli, caino e Abele. Non solo il dialogo orizzontale non si stabilisce realmente fra i fratelli, ma i tentativi fatti per instaurarlo danno luogo a una specie parodia del dialogo e si concludono con l\u2019omicidio. Se infatti Abele rimane muto nel corso di tutta la sua drammatica esistenza, Caino invece parla molto, ma solo in verticale, nel dialogo cio\u00e8 che Dio insatura con lui e di cui esamineremo tra poco i dettagli.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella direzione orizzontale, \u00e8 vero, Caino prende l\u2019iniziativa di un dialogo (4,8), parla al fratello, ma questo dialogo non ha contenuto, \u00e8 senza sostanza, si riduce all\u2019enunciato bruto del fatto del dialogo, senza che nulla venga precisato circa il suo farsi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCaino disse al suo fratello Abele\u201d. Ci aspettiamo qui 2 punti aperte virgolette. Rimaniamo frustrati. \u201cCaino disse ad Abele\u201d. Punto e a capo. E avvenne che \u201cmentre erano in campagna\u2026..\u201d Tutto si svolge come se l\u2019obliterazione del dialogo fosse l\u2019origine dell\u2019omicidio. Proprio perch\u00e9 i fratelli come i loro genitori erano incapaci di inventare il dialogo, qc d\u2019altro viene da essi inventato, qc che costituisce la mancanza della parola: la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>La quale appare qui esplicitamente, per la prima volta, nel racconto biblico.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nascita della demagogia.<\/h3>\n\n\n\n<p>Se Lamech il setita (5,29) a suo figlio No\u00e8 (9, 26-27) si rintanano in monologhi sull\u2019es. di Adamo e Eva, lo stesso non si pu\u00f2 dire di Lamech il cainita e degli uomini di Babele (11, 3.4) con i quali si inaugura il dialogo, un dialogo tuttavia che assume una forma assai particolare, poich\u00e9 Lamech non si rivolge col tu alla moglie, ma interpella al plurale le sue 2 mogli e poich\u00e9, analogamente, i costruttori anonimi della torre di Babele si esprimono al plurale dell\u2019imperativo: \u201cVenite, facciamoci mattoni\u2026..costruiamoci una citt\u00e0\u201d, ci troviamo qui alle fonti del dialogo demagogico, della parola rivolta dall\u2019individuo alla collettivit\u00e0, alla massa, le cui forme interiori sono la propaganda, l\u2019uniformizzazione, il lavaggio del cervello attraverso le 2 mogli di Lamech non \u00e8 la poligamia che si affaccia all\u2019orizzonte della coscienza umana ma, fatto molto + grave, lo spossessamento dell\u2019individuo, il trattamento uniforme di due coscienze distinte e irripetibili, come se si potesse rivolgere loro una sola e identica parola, valida indistintamente per tutti. Quanto all\u2019appello dei costruttori di Babele \u2013 lo vedremo + avanti \u2013 esso ha tutta la parvenza di un manifesto elettorale, amministrativo o pubblicitario: \u00e8 un ordine di mobilitazione che gli uomini di quella generazione hanno affisso un giorno sui muri di Sannaar. Non restava loro che leggere o ascoltare e obbedire.<\/p>\n\n\n\n<p>N\u00e9 Amen n\u00e9 grazie<\/p>\n\n\n\n<p>Se al limite il fallimento del dialogo orizzontale si confonde con il fallimento della responsabilit\u00e0 il fatto \u00e8 ancora + tangibile nel dialogo verticale che fallisce anch\u2019esso nei primi 10 cap. Gn per difetto di responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti fin dalla creazione di Adamo, Dio si rivolge all\u2019uomo, lo interpella con il tu, e non si stanca di rivolgere la parola alle staffette umane che si susseguono nel racconto biblico dopo Adamo, &#8211; Eva, Caino, No\u00e8. Ma nell\u2019attesa di una risposta \u2013 di una risposta autentica che sia il frutto di quel potere di risposta che \u00e8 la responsabilit\u00e0 umana la quale sola fonda il vero dialogo \u2013 Dio come contropartita non riceve che il silenzio o l\u2019alibi, questi 2 segni \u201cnegativi\u201d del dialogo e della responsabilit\u00e0, poich\u00e9 il silenzio soffoca la parola e l\u2019alibi asfissia la responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo il silenzio: esso \u00e8 particolarmente impressionante nei primi cap. Gn dove i messaggi divini, pur numerosi, non riescono a ridestare l\u2019interesse di Adamo, loro destinatario.<\/p>\n\n\n\n<p>Se in precedenza, quando si era rivolto agli animali, Dio era ricorso allo stile indiretto, dello stile diretto ed esplicito fa uso invece quando gratifica l\u2019uomo e la donna di una particolare benedizione: \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela\u201d 1, 28. Questa benedizione come viene precisata dal testo, Dio l\u2019ha rivolta a loro, e l\u2019ha espressa in un dire che evidentemente attende una risposta, non fosse che la risposta dell\u2019Amen, quell\u2019Amen che la tradizione ebraica inventer\u00e0 + tardi come eco ad ogni benedizione. Ma Adamo e Eva non sanno dire neppure Amen, nulla: la benedizione divina non li tocca nelle fibre reali del loro essere, non si sentono ad essa interessati: rimane esteriore alle loro persone, anche se ne raccolgono il beneficio. La benedizione \u00e8 affare di Dio e non degli uomini.<\/p>\n\n\n\n<p>Con pazienza Dio prosegue l\u2019esperimento. Non avendo raccolto alcuna eco alla sua benedizione, riprende la parola (v.29) per spiegare davanti alla coppia umana l\u2019infinito spettacolo della vegetazione terrestre e per offrirgliela come nutrimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nuovo silenzio di Adamo ed Eva che non sanno neppure sciogliere le labbra per pronunciare un brevissimo salmo, per dire un breve grazie, tod\u00e0 rabb\u00e0, il benedicite che la tradizione ebraica una volta ancora inventer\u00e0 + tardi, per farne il coronamento di ogni umile cena umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Un po\u2019 pi\u00f9 avanti, per la terza volta, Dio avvia il dialogo. Questa volta non si tratta + di una benedizione, ma di un comando, di una legge: \u201cTu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell\u2019albero che sta in mezzo al giardino tu non mangerai\u201d 2,16. Adamo ascolta, distratto o reticente: \u00e8 chiaro che i suoi pensieri sono altrove. A guisa di eco alla legge, non sa formulare nulla, non si dir\u00e0 nulla. Non \u00e8 lui che inventa l\u2019Eccomi! (hinneni) che Abramo, Mos\u00e8, il popolo ebraico sapranno annunciare per entrare con dio nel dialogo della (mison) e della Tor\u00e0. La legge non tocca Adamo nelle fibre reali del suo essere + che non abbiano fatto il dono e la benedizione. Anch\u2019essa \u00e8 affare di dio e non dell\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per majorem dei gloriam.<\/p>\n\n\n\n<p>Stesso silenzio di caino durante la prima apostrofe divina (4, 6-7) che pure concerne proprio lui, essendo stato direttamente interpellato in sec. persona: \u201c4, 7\u201d. L\u2019ultima parte del discorso divino non \u00e8 n\u00e9 limpido, n\u00e9 chiaro. Al contrario. L\u2019articolazione della frase d\u00e0 adito a confusione e la tradizione ebraica classifica questo versetto 4,7 tra i 5 vv. di cui \u00e8 impossibile dirimere il significato. Di fronte a questa ambiguit\u00e0 quale avrebbe potuto essere, quale avrebbe dovuto essere la reazione dell\u2019uomo Caino interpellato da Dio?<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente quella domanda di rimando che del resto Caino inventer\u00e0 un po\u2019 + tardi dopo l\u2019uccisione di Abele (v.9 \u201csono forse il guardiano di tuo (mio?) fratello?\u201d. v. 13 \u201cTroppo grande \u00e8 la mia colpa per ottenere perdono?\u201d, ma in tutt\u2019altro contesto psicologico e morale che conferir\u00e0 allora a quella domanda di rimando la parvenza di una rivolta. Qui si tratta semplicemente di interrogare Dio sul contenuto oscuro della sua parola, di chiedergli di farsi lui stesso esegeta della sua parola, di avere sufficiente umilt\u00e0 e pazienza per attendere che egli chiarisse e definisse il carattere vago del suo discorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora Caino procede attraverso 2 tappe, contrarie tanto l\u2019una quanto l\u2019altra a quelle che normalmente si sarebbe n diritto di aspettare. All\u2019interpellanza divina, all\u2019interlocuzione verticale, egli oppone il silenzio, ma, con un movimento di rotazione, inserisce l\u2019interlocuzione divina nella dimensione orizzontale, come se Dio non l\u2019avesse interpellato perch\u00e9 gli risponda, perch\u00e9 risponda a Lui, ma perch\u00e9 al posto di Dio scelga il fratello come destinatario della sua risposta: v 8 \u201cCaino disse al fratello Abele\u201d. Che cosa disse Caino al fratello? Poco fa, considerando il versetto in se stesso, abbiamo potuto pensare che la parola orizzontale di Caino fosse vuota di ogni contenuto e che fosse proprio questo vuoto ad aver chiamato la morte. Adesso collegando il v. 8 a quelli che lo precedono immediatamente, si pu\u00f2 supporre che ci\u00f2 che Caino dice al fratello siano le parole stese di Dio nella loro terribile ambiguit\u00e0. Tali parole erano destinate solo a lui, in dialogo verticale. Caino le trasmette, le interpreta, decide del loro significato, in dialogo orizzontale. A mio avviso, Caino si presenta qui come il primo uomo religioso che si attribuisce il magistero della parola di Dio e + questa parola \u00e8 oscura com\u2019\u00e8 qui il caso, + il desiderio e subito dopo l\u2019ostinazione che si mette nel chiarire, nel decidere, nel dirimere si fanno appassionati, e, + anche, com\u2019\u00e8 di nuovo qui il caso, questa passione ha tutte le probabilit\u00e0 di aprirsi e di portare alla violenza: \u201cCaino port\u00f2 la mano verso il fratello e lo uccise\u2026\u201d, e lo uccise in nome stesso della parola divina di cui si credeva l\u2019interprete esclusivo ed assoluto, ad majorem Dei gloriam.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019orizzonte di questi versetti che prolungano il fratricio fin nei dedali della storia, si profilano i roghi dell\u2019inquisizione. Il primo \u00e8 stato acceso da Caino, nel momento in cui proiettava nell\u2019orizzonte una parola alla quale, in verticale, non aveva opposto che il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il silenzio del Vicario: No\u00e8<\/h3>\n\n\n\n<p>Il terzo momento del silenzio verticale \u00e8 il + evidente e insieme il + scandaloso: comprende i cap. 6 -10 Gn, i cap. cio\u00e8 del diluvio, dell\u2019apocalisse e della redenzione di un universo il cui vicario umano \u00e8 l\u2019individuo No\u00e8, fiancheggiato dai membri + stretti della sua famiglia. Ora questo vicario dell\u2019intera umanit\u00e0, che entra nei flutti del cataclisma e ne scampa, questo vicario interpellato da Dio con apostrofe diretta in ognuna delle articolazioni della sua poetica avventura<\/p>\n\n\n\n<p>(6, 13 \u2013 21: annuncio catastrofe, costruz. Arca<\/p>\n\n\n\n<p>7, 1 \u2013 4: ultime disposiz.; conto rovescia<\/p>\n\n\n\n<p>8, 15 \u2013 17: ordine dell\u2019Esodo<\/p>\n\n\n\n<p>9, 1 \u2013 7: benedizione e nuova legge<\/p>\n\n\n\n<p>9, 8 \u2013 17: alleanza arcobaleno.<\/p>\n\n\n\n<p>Non trova una risposta, una sola parola per rispondere a queste successive interpellazioni. No\u00e8 obbedisce e sacrifica a Dio, &#8211; ma No\u00e8 non parla a Dio. In No\u00e8 l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 diventata verticalmente muta.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi cap. del diluvio costituiscono la porta chiusa del dialogo verticale. Invano Dio si sfibra a parlare: dall\u2019uomo non raccoglie n\u00e9 risposta, n\u00e9 eco, e neppure l\u2019alibi che prima di No\u00e8, Adamo, Caino avevano perlomeno saputo inventare.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, il problema di Adamo non era n\u00e9 la benedizione, n\u00e9 il dono, n\u00e9 la legge con i loro imperativi generosi e impellenti, il problema di Adamo \u00e8 la domanda che con il suo aggancio interrogativo sa afferrare la coscienza dell\u2019uomo nel suo punto sensibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 \u00e8 a una domanda del serpente che Eva sa dare una risposta, l\u2019 \u2018ayyekk\u00e0?, \u201cil dove sei\u201d del 3,9 Gn che apre l\u2019essere di Adamo alla risposta. Solo che tale risposta invece che scaturire dalle fonti del potere \u2013 di \u2013 risposta, intendo dire dalle fonti della responsabilit\u00e0, si flette in quel contrario della responsabilit\u00e0 costituito dall\u2019alibi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Primo giorno mascherato: Dove sei?<\/h3>\n\n\n\n<p>Dio \u00e8 costretto a indossare una maschera, ad agire come se \u201cla sua provvidenza non abbracciasse i cieli e la terra\u201d, come se qc o qualcuno nel cosmo da lui creato potesse sfuggire alla sua vigilanza e al suo sguardo, come se avesse perduto le tracce dell\u2019uomo, dissolto in qualche parte dell\u2019universo. Con ci\u00f2 Dio entra evidentemente nel gioco dell\u2019uomo, deve \u201cgiocare\u201d a non vedere Adamo e accettare, nel gioco immaginario di Adamo, un ruolo simmetrico a quello di Adamo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 anche Adamo ha indossato una maschera: si \u00e8 nascosto. E davanti all\u2019appello divino \u201cDove sei?\u201d la sua prima reazione ha dovuto essere il riso, segno vincitore della sua libert\u00e0. Come! Dice ridendo Adamo, il creatore non sa + dov\u2019\u00e8 la sua creatura? Come un padre angosciato, egli cerca il figlio che crede perduto, smarrito, sbranato bestie selvatiche, forse suicidato. Presto, ride Adamo, Dio porr\u00e0 alle mie calcagna la polizia del giardino, i detectives e i cani pastori! E se rimanessi rannicchiato nel mio nascondiglio, senza rispondere, tanto \u201cper giocare\u201d, per vedere quanto durer\u00e0 la commedia, quante volte Dio passer\u00e0 e ripasser\u00e0 ancora vicinissimo a me senza riconoscermi? Oppure se uscissi candidamente dal mio nascondiglio lanciandomi come un figlio prodigio fra le braccia del padre, opponendo al suo ansioso \u201cdove sei?\u201d il mio ingenuo e tranquillizzante: Ma eccomi!<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019essere di Adamo ha dovuto oscillare fra due opzioni. Alla fine non sceglie n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra di queste possibilit\u00e0 estreme. Si decide per una soluzione di mezzo, intermediaria fra il rifiuto e l\u2019innocenza della risposta: sceglie di mentire, dichiarando che si \u00e8 nascosto perch\u00e9 aveva paura e insinuando che, anche adesso, si sente spaurito dalla voce grossa di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa menzogna della \u201cpaura davanti a Dio\u201d \u00e8 rimasta una delle invenzioni + fertili dell\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta scaturita dal cervello di Adamo, non ha cessato di guadagnare in consistenza e in importanza, di condensarsi in teologie e sistemi. Con questa menzogna le religioni dell\u2019umanit\u00e0 intera hanno pavimentato le loro strade regali: vi camminano ancora sopra, costellandole con l\u2019apparato del \u201cterrore\u201d, diversificato nelle forme. Strada regale aperta dalla menzogna di Adamo, strada regale dell\u2019alibi che Dio stesso non \u00e8 pi\u00f9 riuscito a smantellare e che porta direttamente all\u2019alibi di Caino, autentico vicolo cieco del dialogo verticale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Primo gioco allo scoperto. Dov\u2019\u00e8 tuo fratello?<\/h3>\n\n\n\n<p>Infatti, (cfr sopra) la parola verticale che Caino non ha inventato al v.8 la inventa al v 9 del cap.4 Gn. Ma la risposta di Caino \u00e8 una domanda \u2013 di \u2013 rimando: \u201cSono forse io\u2026.\u201d. Il guardiano di mio fratello non sei forse tu, augusto inquisitore, che assisti impassibile alla nostra lite, come Cesare al gioco dei gladiatori, e che osi poi rendermi conto del gesto omicida che proprio tu, solamente tu, avresti potuto evitare ordinando di fermare il gioco prima che precipitasse in dramma? E\u2019 lo stesso tono inquisitore e cinicamente ironico lettura ebraica v.13 \u201cTroppo grande \u00e8 la mia colpa per ottenere perdono?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Come, tu sostieni il cielo e la terra e tutti i suoi eserciti, o maestoso creatore, e non puoi sostenere, non puoi perdonare\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Caino \u2013 l\u2019alibi della rivolta<\/p>\n\n\n\n<p>Adamo &#8211; \u201c \u201c menzogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Con me il diluvio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quali conti pu\u00f2 rendere Dio a No\u00e8 il cui alibi non \u00e8 n\u00e9 di menzogna n\u00e9 di rivolta, ma di inqualificabile ignavia? No\u00e8 sembra attraversare il cataclisma sbadigliando, tanto tutta quella vicenda pare annoiarlo e disturbarlo, unicamente perch\u00e9 turba in qualche modo il tram \u2013 tram della sua vita quotidiana. Che la tua volont\u00e0 sia fatta, o Signore \u2013 sembra pensare ma non ha neppure l\u2019energia n\u00e9 la franchezza o il coraggio di esplicitare il suo pensiero. Come un automa sottomesso e neutrale, fa di tutta la sua persona un alibi, scaricando la responsabilit\u00e0 della vicenda sulle spalle di Dio \u2013 e che tutto si risolva al + presto e non se ne parli +. Il mondo sta per rovinare? Lo si vedr\u00e0. Non \u00e8 affar mio ma di Dio. Con me il diluvio: La porta chiusa del dialogo verticale edificata da No\u00e8 \u00e8 il simbolo dell\u2019egocentrismo indifferente a tutto ci\u00f2 che non \u00e8 l\u2019Io, e pronto ad accompagnare questo Io fino all\u2019inferno.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec sul limitare del XI cap. Gn la parola era bloccata. Una fitta e tenace rete di inibizione e di incurvature frenava e inceppava la libera circolazione della parola attraverso le arterie umane.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa pesantezza organica aveva spinto la terra al diluvio. Ora, all\u2019indomani della catastrofe evitata di misura, la terra e i suoi abitanti superstiti avevano trovato la loro autentica inerzia. Lo stesso segno dell\u2019alleanza, l\u2019arcobaleno, invece di slanciarsi dalle radici della terra per offrirsi al cielo, non incurvava forse il suo arco verso gli orizzonti della terra e non la riserrava in una morsa senza scappatoie? L\u2019arco non simboleggiava forse, in ognuna delle sue apparizioni, che la terra e gli uomini erano chiusi entro limiti che li rinviavano su se stessi? La terra degli uomini non era forse un universo chiuso?<\/p>\n\n\n\n<p>Come in una grande sfida, \u201cla terra tutta\u201d, e l\u2019umanit\u00e0 che essa portava, si irrigid\u00ec allora nei suoi universi sigillati e invent\u00f2, per designare le sue componenti, cio\u00e8 la sua Parola, i suoi oggetti, i suoi avvenimenti, il termine Dabar, ma ognuno di questi dabar era un dabar chiuso. La terra era tutto un conglomerato da dabarim chiusi. All\u2019interno delle sue barriere, chiusa su se stessa, essa realizzava finalmente il suo essere profondo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una terza dimensione<\/h3>\n\n\n\n<p>La prima particolarit\u00e0 del suo essere era di non possedere che una sola \u2018sap\u00e0, espressione che non bisogna qui intendere, al punto in cui siamo, nel senso di lingua, ma nella sua portata etimologica che \u00e8 quella di bordo, di limite, di frontiera. Il che significa esplicitare l\u2019aspetto concavo e centripeto nella struttura post-diluviana della terra. Essa non possedeva che una sola frontiera, un cerchio chiuso. In nessun punto dell\u2019orizzonte si aprivano varchi per quanto angusti, n\u00e9 erano predisposti sblocchi su altri orizzonti, per quanto vicini. A partire dal limite circolare, posto come un anello attorno alla terra: la terra intera era solo una frontiera, un insieme di elementi chiusi.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste incurvature tendevano spontaneamente verso un \u201ccentro, il cui disegno geometrico \u00e8 anch\u2019esso precisato dal testo con notevole chiarezza: gli uomini scendono verso il punto + basso della terra, la valle corrosa e profonda, e a partire da questo polo delle profondit\u00e0, concepiscono il progetto di edificare una torre la cui cima tocchi il cielo: questa torre di Babele sarebbe stata come l\u2019asse che avrebbe collegati fra loro i poli verticali e attorno al quale l\u2019insieme del sistema sarebbe stato cetrato o meglio concentrato.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 proprio la concentrazione che Babele evoca come connotazione sociale, politica morale che questo termine ha assunto nel XX sec.: l\u2019universo di Babele \u00e8 un universo concentrazionistico. L\u2019origine cfr gli elementi chiusi. Una seconda genesi stava per aver luogo: il termine resit v.10 cap.9 ci mette sull\u2019avviso. Nel contesto di Nimrod, questo termine che appare qui per la rpima volta che \u00e8 servito come termine inaugurale B., questo termine resit che fa eco a beresit, \u00e8 come una sfida lanciata dall\u2019uomo a Dio. Babele non stava forse per soppiantare il cielo-e-la terra?<\/p>\n\n\n\n<p>Per creare questo regno Nimrod + compagni, come pietra di fondazione hanno inventato un termine inedito e terribile (Dabar), flettendolo sulle proprie chiusure. Delle infinite possibilit\u00e0 di contatto, di apertura, comunicazione che l\u2019universo creato da Dio aveva manifestato fino allora essi non avevano ritenuto che il contenuto. Colto l\u2019orifizio per murarne le acque.<\/p>\n\n\n\n<p>Per opporsi a Dio, per sottolineare la loro invalicabile distanza rispetto a colui che fu all\u2019origine (11,2 \u201cquando si separarono dall\u2019oriente\u2026\u201d, gli uomini non andarono a cercare in se stessi le risorse di un\u2019esistenza autonoma. E\u2019 al mondo che strapparono la chiave della loro autonomia, scoprendo (11.2 \u201ce scoprirono\u201d) una terza dimensione fra l\u2019uomo e Dio, la dimensione della cosa chiusa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Sotto il segno dell\u2019avere.<\/h3>\n\n\n\n<p>Questa cosa possiede come prima sorprendente propriet\u00e0 quella di non fare che un tutto uno con la parola \u2013 Dabar -, identificandosi con essa fino al punto di soffocarla. Nel mondo di Babele c\u2019\u00e8 come un\u2019asfissia della parola, perch\u00e9 i vocaboli vi si scambiano indifferentemente, simili gli uni agli altri, come monete valutate per il loro peso e non per la loro qualit\u00e0. La parola \u00e8 diventata unit\u00e0 di economia, non di un\u2019economia qualitativa che ne conosce il prezzo e vuole pronunciarla solo quando ne vale la pena, ma di un\u2019economia quantitativa che distribuisce le parole in proporzione della loro efficacia e delle necessit\u00e0 meccaniche del loro impiego. La parola \u2013 cosa di Babele \u00e8 totalmente sotto il segno dell\u2019avere: \u00e8 quanto gli uomini di Babele intendono sottolineare fin dal primo vocabolo che esce dalla loro bocca \u2013 hab\u00e0 v.3 termine della possessione e dell\u2019avere che ripeteranno al v.4, senza che tale vocabolo abbia apparente giustificazione, serve da chiave alle operazioni fondamentali segnalate in questi 2 vv. che costituiscono il contributo originale e irreversibile della generazione di Babele alla storia della umanit\u00e0: la conversione della natura all\u2019artificio (v.3): la pietra brutta \u00e8 trasformata in mattone e l\u2019argilla naturale in malta e la fondazione della societ\u00e0 concentrazionaria (v.4 la citt\u00e0 e la torre chiuse in se stesse).<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultima operazione \u00e8 la + spettacolare e ha costituito l\u2019oggetto di immense analisi. Il processo con cui la concentrazione imbavaglia la parola umana \u00e8 fin troppo noto. Porta a ridurre l\u2019uomo a una cosa, a sostituire il pensiero dell\u2019uomo con la cosa in quanto pensiero pensante. Nell\u2019universo delle cose concentrazionarie, l\u2019uomo non parla + perch\u00e9 ogni sua parola \u00e8 parlata per lui, prima di lui, attorno a lui. Il s\u00ec impersonale, lava, poi inonda il cervello del lui, le cui reazioni passive non possono + che ripetere o riecheggiare parole ammesse da tutti, indiscusse, indiscutibili.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019invenzione concentrazionaria non \u00e8 nello spirito umano, ma nella cosa stessa, la quale secerne il proprio sistema, organizza le proprie leggi, ordina il suo linguaggio cui il mondo intero \u00e8 costretto a piegarsi, e che non ha nessuna comune misura con i linguaggi dei mondi esterni. La parola concentrazionaria \u00e8 veramente piegata su se stessa. Brutalmente intellegibile all\u2019interno proprio sistema, essa \u00e8, per l\u2019uomo esterno a tale sistema, di un altro pianeta. All\u2019interno del regno di Babele, la trasmissione avveniva senza stridori n\u00e9 esitazioni, e le parole mancate erano tanto rare quanto rari erano mattoni rotti. Ogni dabar veniva maneggiato passando di mano in mano come una cosa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Immortalit\u00e0 del mattone: l\u2019arte e l\u2019artificio.<\/h3>\n\n\n\n<p>Ma la prima delle operazioni inventate dagli uomini di Babele \u2013 la conversione della natura all\u2019artificio \u2013 ha provocato qc. Di ancor + grave che il murare la parola umana nella materia. Con il tocco di pollice che la rende artificiale \u2013 e artistica \u2013 questa, la materia cio\u00e8, viene improvvisamente rivestita di una sorta di attrattiva magnetica: \u00e8 adornata da un pi\u00f9 rispetto all\u2019uomo che aspira a diventarle simile senza tuttavia riuscirvi. Nessun uomo raggiunger\u00e0 mai l\u2019industriosa precisione della macchina, l\u2019altera plasticit\u00e0 della statua. All\u2019interno delle cose artificiali e artistiche opera una forza davanti alla quale l\u2019uomo non pu\u00f2 che inchinarsi. E tale forza \u00e8 silenziosa. Nessuna eloquenza umana pu\u00f2 rivaleggiare con il silenzio ostinato o maestoso di una macchina o di un\u2019opera d\u2019arte. Il mattone inserito nel posto che \u00e8 il suo nella sistemazione della piramide, garantisce una duplice funzione, entrambe meravigliose: sostiene l\u2019edificio in un punto geometrico preciso e insostituibile e contribuisce al suo equilibrio estetico. Si capisce allora il sorprendente midrash secondo il quale quando un uomo cadeva dall\u2019impalcatura di Babele nessuno se ne dava pensiero, mentre invece la rottura di un mattone provocava lutti e pianti. Questo midrash non pone soltanto l\u2019accento sul fenomeno di riduzione dell\u2019essere umano, caratteristica del sistema concentrazionistico, e sulla valorizzazione del prodotto rispetto all\u2019uomo produttore, del sistema economico totalitario. L\u2019alone sentimentale con cui il midrash avvolge l\u2019episodio tipo deve consentire di evocare la tragedia dell\u2019abdicazione dell\u2019uomo davanti all\u2019art(ificio). Il lavoro silenzioso ed efficace del mattone, la presenza immobile dell\u2019opera d\u2019arte nelle dimensioni del suo tempo e del suo spazio, esercitano sull\u2019uomo una specie di tentazione, invitandolo a diventare simile a questa cosa delle armonie perfette e apparentemente indistruttibili. Le superbe intuizioni della cibernetica hanno recentemente aperto all\u2019uomo il regno degli elaboratori + duttili e + sicuri di s\u00e9 di quanto lo sia il cervello umano. Queste macchine non presentano all\u2019uomo l\u2019immagine umiliante dei cervelli lavati e laminati dal regime autoritario , quanto piuttosto costituiscono per lui il simbolo stimolate di una infinit\u00e0 di programmazioni e sfumature, infinit\u00e0 acquisita al prezzo di programmazioni o sfumature, infinit\u00e0 acquisita al prezzo di una perfezione che solo la cosa sembra poter realizzare. Ma c\u2019era gi\u00e0 qualche timida intuizione di questa perfezione dalle mille duttilit\u00e0 nei gesti misurati, diretti, sempre efficaci del Golem, in cui dobbiamo vedere l\u2019antenato dell\u2019elaboratore. Al pari di esso il Golem, il Golem non \u00e8 soltanto uno schiavo bens\u00ec un capolavoro: non svolge o spirito umano verso le regioni basse della sua condizione, nelle quali corre il rischio di non essere che un sotto uomo, ma verso gli orizzonti di un ideale mediante il quale andrebbe oltre se stesso per diventare il superuomo che egli non cessa di sognare nel corso di tutta la sua avventura. E i passi agili e silenziosi del Golem, come pure gli ingranaggi del cervello elettronico, riassumono il fascino magico del silenzio artificiale sull\u2019homo loquens: le parole che quest\u2019ultimo \u00e8 costretto a dispensare sono l\u2019immagine stessa del proprio fallimento, dello spreco dei suoi sforzi, che a nulla portano se non, in fin dei conti a quella morte cos\u00ec banale nella sua battuta d\u2019arresto come lo \u00e8 la successione degli arresti, degli ostacoli, delle regressioni di cui \u00e8 tessuta la stoffa della vita umana. La morte di un mattone invece \u00e8 sorprendente, tragica e scandalosa perch\u00e9 spezza di colpo ci\u00f2 che il silenzio del mattone annunciava in anticipo come un\u2019acquisizione indistruttibile, come l\u2019avere per eccellenza del dabar chiuso, intendo dire l\u2019immortalit\u00e0. La morte della parola parlata \u00e8 nell\u2019ordine organico della vita, con i suoi alti e bassi, le sue primavere e i suoi autunni le sue genesi e le sue apocalissi, mentre la morte della parola silenziosa, della cosa \u2013 vocabolo \u00e8 un incidente gratuito e incomparabile. Di fronte alla morte di un uomo si pu\u00f2 aggiornare la seduta ed andare oltre. Ma la morte di un mattone non ha seguito: di fronte a essa non si pu\u00f2 che piangere e portare il lutto immortale di un disordine irreparabile.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cime e abissi: eroi e scimmie<\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019universo di Babele = parola chiusa nella cosa. Cfr. Gn 11, 1-4 = prima anta del dittico del racconto della Torre di Babele.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal secondo dittico vv. 5-9 si attende la soluzione di questo universo, e si considera, infatti, troppo speso l\u2019intervento divino riferito in questi versetti come una specie di fatale colpo di freno dato a Babele. Non si tratterebbe allora di una soluzione, ma di una dissoluzione, di un autentico colpo di forza con cui Dio porrebbe fine all\u2019iniziativa umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Di questa interpretazione che presenta la dislocazione linguistica e geografica come una sanzione del peccato di Babele, gli esegeti ebraici hanno riconosciuto ben presto il carattere superficiale. Gi\u00e0 il Talmud osserva che se la costruzione della Torre \u00e8 rimasta incompiuta, almeno un terzo di essa \u00e8 sopravvissuta od esiste ancora attualmente. E Isaac Abranavel cerca di scrutare il contenuto di questo terzo. Con una perspicacia che gli viene dal Rinascimento di cui \u00e8 contemporaneo, in anticipo di diversi secoli sul suo tempo, Abranavel definisce nel suo commento Gn 11, i temi permanenti di ci\u00f2 che sussiste di Babele nell\u2019umanit\u00e0. Come avverte, l\u2019intervento divino non ha infatti arrestato nulla; ha diretto e orientato e soprattutto ha conferito all\u2019iniziativa umana un\u2019autonomia irreversibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti l\u2019autonomia dell\u2019uomo, il suo potere creatore e prometeico che Dio intuisce in certo qual modo nell\u2019impresa di Babele: v.6 parola che appare a conclusione cap.4 + introduz. e conclusione diluvio 6, 1-9 ,20. Ora questa radice \u00e8 quella dell\u2019ambiguit\u00e0 umana. Designando simultaneamente la creazione e la profanazione, sottolinea perfettamente il doppio potere, inventivo e insieme distruttore dell\u2019uomo. Ogni tappa della creazione umana \u00e8 una profanazione: pu\u00f2 essere conquistata solo al prezzo di una regressione rispetto a Dio, di una rottura con l\u2019assoluto, fosse, pure \u2013 tale assoluto \u2013 l\u2019uomo stesso o l\u2019immagine ideale che l\u2019uomo pu\u00f2 farsi di se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019invenzione crea e al tempo stesso distrugge, pone una dimensione dove tutto pu\u00f2 simultaneamente svilupparsi e annientarsi. Il fuoco prometeico, l\u2019utensile, la tecnica, la scienza, l\u2019arte portano l\u2019uomo, attraverso un ritmo che gli viene dalle fonti intime del suo essere, in punti dello spazio e del tempo che sono tutti, senza eccezione, cime e abissi insieme. Nella sua ascensione inventiva, l\u2019uomo opera passo passo alla sua caduta come, inversamente, i burroni che scavalca sono anche rampe di lancio.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, quando l\u2019indomani del dramma di Caino e Abele, l\u2019uomo nuovo, discendente di Set e di Enos, invent\u00f2 di chiamare (le cose e gli uomini) col nome divino (4,26, interpretazione di Rashi e del Midrash) queste cose e questi uomini adorni del nome divino \u2013 questi idoli \u2013 risultarono le une dei semidei, gli altri dei sottouomini. Con l\u2019effetto organico dell\u2019intervento, l\u2019uomo era giunto simultaneamente al suo superamento e alla sua decadenza: allora erano nati gli eroi e le scimmie e l\u2019uomo stesso sarebbe stato d\u2019ora in poi teso e lacerato tra questi poli estremi e contraddittori della sua condizione, tra il sublime e il ridicolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono proprio questi eroi e queste scimmie, che cominciano a pullulare sul limitare del secolo del diluvio (6,1). Nell\u2019impulso generatore che fa emergere dalle masse umane le donne belle, si intuisce un rinascimento dalle forme sublimi, una mescolanza preziosa tra semidei (v.2) e l\u2019elite della bellezza pura. Ora, i sottoesseri decadenti (v.4) sono anch\u2019essi un frutto di questo impulso generatore. Anch\u2019essi sono sulla terra con la loro massiccia pesantezza, schiacciando sotto i loro colpi le donne che sono solo, per essi, oggetti del loro istinto sessuale, incrociando e contaminando le unioni dei semidei con le semidee. Ci\u00f2 che chiedeva di essere spirito divino di equilibrio nell\u2019uomo, armonia e bellezza, non era + che un inferno carnale (v.3 antitesi fra male e basar). Eccoli i vostri eroi, i vostri semidei, i vostri Prometei, quelli che erano andati alla conquista del nome divino, sembra esclamare ironicamente la fine del v.4 . Il Rinascimento intravisto in un lampo di forme pure e ideali si era trasmutato in un bordello di soldatacci e di lanzichenecchi, in una guerra di\u2026120 anni (v.3), il cui esito finale \u00e8 la catastrofe del genere umano.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il vino scioglie la lingua dell\u2019uomo<\/h3>\n\n\n\n<p>Catastrofe di cui l\u2019unico superstite fu, con la sua famiglia, l\u2019uomo No\u00e8. Abbiamo gi\u00e0 capito, dal modo con cui dialoga, che No\u00e8 non \u00e8 un super-uomo. No\u00e8 non \u00e8 neppure un sotto-uomo. E\u2019 diremmo volentieri un buon uomo, anche se la sua bonomia possiede un potenziale di ambiguit\u00e0 che il midrash si compiace di sottolineare fin dalla presentazione del personaggio. No\u00e8 ci viene detto (v.9), era un giusto, perfetto \u201ctra i suoi contemporanei\u201d: affermazione che alcuni interpretano come un elogio (era un super-giusto poich\u00e9 il clima di immoralit\u00e0 prediluviana non l\u2019aveva influenzato) e altri con biasimo (se fosse vissuto al tempo di Abramo, non avrebbe assolutamente contato nulla. In questa aura di ambiguit\u00e0 egli passa attraverso il diluvio, fino alla sua conclusione, fino a quel momento del v.20 del IX\u00b0 cap. dove, dopo essere rimasto nascosto nell\u2019arca ed essersi fatto piccolissimo sotto la pioggia del diluvio, il buon-uomo No\u00e8 finalmente si rialza, si ricorda di essere uomo e inventa. Inventa la vigna, il che \u00e8 una cosa eccellente, se non che invece di bere la coppa di vino con un gesto da operaio laborioso o da sacerdote officiante,si ubriaca. Fatale conseguenza dell\u2019ambiguit\u00e0 inventiva. No\u00e8 avrebbe potuto essere il primo vignaiolo, oppure, prima di Melchisedeck, il primo officiante sacerdote del Kiddush o della Messa: \u00e8 diventato invece il primo ubriacone. S\u00ec, finalmente parla, la sua lingua si scioglie ma\u2026sotto l\u2019effetto del vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta tuttavia che per No\u00e8, come per gli eroi e gli idolatri prediluviani, la decadenza non era che una delle possibilit\u00e0 della loro capacit\u00e0 inventiva: l\u2019altra possibilit\u00e0, quella del superamento e dell\u2019ascesa era stata da essi trascurata o calpestata, ma continuava ad appartenere all\u2019uomo e costituiva una delle sue potenzialit\u00e0 essenziali.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nascita della noosfera<\/h3>\n\n\n\n<p>Nella citt\u00e0 di Babele, cfr Abranavel, Dio intuisce proprio il passaggio all\u2019atto di questa potenzialit\u00e0. In questa citt\u00e0 sono certo presenti tutte le ripercussioni catastrofiche della decadenza totalitaria, dell\u2019abdicazione dell\u2019uomo a favore della cosa. Ma \u00e8 pur presente l\u2019itinerario ascensionale che ha fatto accedere l\u2019uomo dalla natura all\u2019artificio e all\u2019arte. In questo passo e in questo soltanto s\u2019innesta l\u2019intervento divino. La \u201cprofanazione\u201d dei costruttori di Babele ha perlomeno condotto a questo passaggio meta-dimensionale che fa dell\u2019uomo il padrone della natura e il suo modellatore e il suo artista. Ebbene \u201cadesso, d\u2019ora in poi\u201d questo accesso rimane sempre irreversibilmente garantito all\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovunque d\u2019ora in poi si avr\u00e0 iniziativa umana, ovunque dove il genio umano inventivo preceder\u00e0 l\u2019atto creatore, nulla resister\u00e0 davanti a questa iniziativa. L\u2019homo artifex ha vinto. E questa vittoria gli \u00e8 concessa da Dio. Sfumando Abranavel con T.d.Charden, si potrebbe affermare che, in questo versetto della Genesi, la noosfera ottiene da Dio le sue lettere patenti. Le frontiere della natura sono esplose. Il guscio rigido che l\u2019inerzia uniforme delle cose poneva attorno all\u2019uomo \u00e8 spezzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Osserviamo che esso lo \u00e8 solo sullo stretto piano dell\u2019avere su cui gli stessi costruttori della citt\u00e0 di Babele si erano posti: haba, dice Dio al v.7, e questo termine del possesso fa eco ai due identici termini dei vv. 3 e 4. Osserviamo ancora che l\u2019intervento divino non si pone che sul piano della sapa. Infatti i due termini annunciati nel v.1 , &#8211; l\u2019unit\u00e0 della sapa e la chiusura dei dabarim \u2013 solo il primo viene ripreso e trattato nella seconda anta del dittico del racconto. L\u2019intervento divino non si concentra direttamente che su sapa. Tutto si svolge come se i dabarim fossero stati dimenticati, sepolti in qualche botola da dove qualche altro avvenimento diverso da quello dell\u2019intervento divino dovr\u00e0 emergere per farli risorgere. Certamente i dabarim restano sospesi, sprofondati nel sistema stesso di Babele di cui costituivano la chiave. Dio non tocca questa alienazione. E sar\u00e0 necessario qualche altro per disigillare di dabarim, &#8211; per provocare l\u2019esodo della \u2013 parola, la sua redenzione dal di dentro delle cose.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Prometeo e Nimrod: la parola attende il suo redentore<\/h3>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, ci sembra, si illustra la differenza tra l\u2019episodio biblico della torre di Babele e il mito Prometeico cui spesso viene paragonato. Certo, nei 2 racconti noi assistiamo alla nascita del potere inventivo dell\u2019uomo e alla sua contestazione da parte della potenza divina. Ma Prometeo \u00e8 un individuo che scopre e utilizza la potenzialit\u00e0 interna del suo genio umano, mentre Nimrod e i suoi compagni costituiscono una societ\u00e0 che cerca le norme al di fuori, nell\u2019inerzia della materia di cui fa il suo modello. Prometeo erige a valore l\u2019umanit\u00e0 del suo Io, mentre la generazione di Babele vede nell\u2019uniformit\u00e0 della cosa il valore umano per eccellenza. L\u2019avventura di Prometeo \u00e8 una rivolta; quella di Babele un patto con la materia ribelle. La rivolta di Prometeo si nutre delle proprie iniziative; quella di Babele dipende dalla resistenza del mondo fisico in cui si \u00e8 chiusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Prometeo offre la sua rivolta in un gesto altruistico; gli uomini di Babele si trincerano nell\u2019egoismo indifferente del loro mondo chiuso perch\u00e9, simile a una violenta corrente d\u2019aria in un recipiente chiuso, la parola dei regni esterni mettesse lo scompiglio e ingarbugliasse il sistema mandandolo in rovina. Nessuna parola era + d\u2019ora in poi, intellegibile, perch\u00e9 di fronte al s\u00ec impersonale umano si ergeva di nuovo l\u2019uomo nella sua alterit\u00e0 irriducibile. La confusione delle lingue riapriva le parole a significati diversificati. La parola si staccava, si scollava dalla cosa. Ma non aveva trovato ancora alcun punto d\u2019appoggio, nessun zampillo nell\u2019uomo stesso. Dio, a Babele, era intervenuto solo nell\u2019attesa di un Prometeo pronto a reinventare un dabar che fosse interamente umano per due ragioni simultanee: perch\u00e9 questo dabar, pur designando anche la cosa, non si confondesse esclusivamente con essa: e perch\u00e9 questo dabar, pur sapendosi in comunicazione con Dio, non abdicasse in nulla alla sua origine umana. Un dabar liberato insomma, ecco il compito per cui si rendeva necessaria la comparsa di un Prometeo che creasse questo dabar, con un\u2019iniziativa di assoluta libert\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo Prometeo sar\u00e0 Abramo. Poich\u00e9 di tutte le cose che Abramo ha fatto passare sull\u2019altra sponda, non ce n\u2019\u00e8 una che non \u00e8 stata fin qui analizzata: ed essa \u00e8 la cosa stessa, il Dabar. Abramo ha dissigillato i debarim chiusi: ha provocato l\u2019esodo della parola e la sua redenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Abramo \u00e8 l\u2019inventore della Parola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Genesi della Parola (A. Neher) Avventura di Babele &#8211; La Parola smarrita Dabar \u00e8 una parola che ritorna migliaia di volte nella B. con decine di significati. Anche le traduzioni letterali devono scegliere fra l\u2019una e l\u2019altra delle seguenti possibilit\u00e0: cosa, fatto, oggetto, parola, avvenimento, rivelazione, comandamento ecc. 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